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February 14 Il mio sogno più grandeMi sono quasi arresa all’idea che questo fardello del passato non avrà mai fine. Sera dopo sera scendo dentro di me a lucidare il mio sogno! Prigioniera di una veglia senza tempo, in bilico tra il sospetto che esista davvero qualcosa da inseguire e l’incapacità di tagliare i fili e lasciarmi alle spalle tutto ciò che alle spalle dovrà restare. Accade all’improvviso: il punto esclamativo che mi fa da bussola piega la testa e diventa interrogativo, resta lì, immobile, affacciato alla finestra della coscienza, con il sorriso di chi attende una risposta. Posso voltarmi dall’altra parte, fingere d’ignorarlo, ascoltarlo o meno, ma non posso ricacciarlo la da dove è venuto. Mi prende in contropiede, puntuale, in un'ora di quelle che abitano la terra di nessuno, che divide la notte dal giorno e mi costringe ad aprire la carta geografica dell’esistenza, a seguire con il dito le strade percorse e indagare le ragioni che mi hanno spinta, ad ogni bivio, a prendere quella e non un’altra direzione. Attraversa la pelle della memoria come una catapulta, scaraventandomi nel cuore della bambina che sono stata e ricordandomi che per quello sguardo – l’unico capace di verità e stupore insieme – ho sempre provato nostalgia. Nostalgia di un tempo in cui riuscivo a prendere tutto anche dal niente , la cui nostalgia si fa ancora più forte adesso, in questo presente in cui non riesco a prendere niente neanche dal tutto. E così saluto una parte di me che non esiste più. Un arrivederci, non un addio. Ritornerò, trovata la terra dell’utopia, dove le cose sono come dovrebbero essere, un mondo a forma di un me che adesso non c'è più e che a tratti mi manca. Un viaggio verticale, a immaginare il futuro al di la del passato e la felicità al di là del dolore, attraversando un abisso voci, luoghi, volti e emozioni, a riempirmi di meraviglia come se di quel passato mi mancassero tutti al di là di tutto, anche chi non ho mai potuto stringere a me, con quel dolore amaro di non poter recuperare nulla di ciò è stato. Ma poi ecco che qualcosa mi riporta alla dura realtà come una molla. E ogni volta vorrei che tutto diventasse reale ancora una volta solo per un po' per capire cos’è questa cosa che quando pensao di aver affrontato, a un certo punto, mi sfugge di mano. E ritorno alla realtà sperando che il futuro mi dia il resto. Solo speranze perchè non ho certezze. Il futuro è così, inganna da lontano e il tempo si traveste da spazio. So che potrei arrivare ovunque, ma non riuscirò mai a sbarcare da me stessa e dimenticare o riavere ciò che mi è stato tolto. Chissà? Perchè? Quando?...solo domande. Ma niente,sono domande destinate a vagare senza risposta. Eppure non ho mai smesso di chiedremi tutto ciò. “Non esiste un è andata meglio o peggio così, esiste solo un è andata così”, ricordo queste parole e mi chiedo se lo rincontrerò. Qui, o in un'altra vita, laddove esistesse, ma non posso fare a meno di sperare che non sia finita così, senza nemmeno aver avuto la possibilità di vederne il volto, con la delusione di dovermi accontentare di immaginare. E non so nemmeno dove sia, ne che nome abbia, ne se davvero esiste il tempo nel quale poterlo raggiungere per essere ancora insieme. Ma la follia del dolore porta a sogni esasperati e allora io da folle dolorante sogno più di ogni altra cosa di ritrovarlo...ovunque sia...in qualunque modo...
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